21 Ottobre 2020
le interviste

Intervista Coordinatore Tecnico‏ - parte 6

le interviste
25-03-2016 - Intervista a Jacopo Panaccione
Questo gruppo è un under 13 o un under 14?
Si tratta sicuramente di un gruppo under 13: la maggior parte dei componenti sono del 2003 ma ci sono anche dei 2004 e 2005. Si tratta di un gruppo numeroso con ragazzi che hanno iniziato quest´anno e altri già "esperti". Per questioni formative abbiamo proposto di fare anche un campionato under 14 sottoetà.

Perché questa proposta del campionato sottoetà?
Come dicevo per esigenze formative: il campionato under 13 3x3 rappresenta uno straordinario momento di studio delle capacità di gioco, aiuta la lettura situazionale, richiede lo studio del palleggio rovesciato, e con il pallone leggero è possibile introdurre la ricezione alta, il servizio dall´alto o salto float. Ma a parte questo campionato under 13 i ragazzi saranno chiamati a giocare 6 contro 6 e a farlo in un campo di 81 metri quadrati, inoltre nell´under 14 il pallone cambia il peso, insomma è come il passaggio dal beach volley alla pallavolo indoor. Da cui l´esigenza di proporre questa doppia esperienza, dove l´under 13 è il presente e l´under 14 è il futuro.

Questa scelta comporta una diversificazione nella proposta tecnica?
Si nella scelta del sistema di gioco tra i due campionati siamo stati molto attenti a portare alcuni elementi in comune, ma in generale cerchiamo di fare degli allenamenti dedicati utilizzando palloni e tecniche specifiche per i campionati. La difficoltà sta anche nella gestione di due squadre under 13, sia da un punto di vista logistico che nell´individuazione dei componenti delle due squadre. Credo sia stato fatto un buon lavoro facendo delle scelte di natura tecnica, tattica, emotiva e fisica ma con attenzione agli equilibri.

Equilibri di campo o di spogliatoio?
Di campo, gli equilibri di spogliatoio sono trascurabili in questo contesto. I ragazzi sono ben consapevoli delle loro qualità e delle loro debolezze, mi capita sempre più spesso di dover incoraggiare, quasi spingere, dei giovani giocatori ad affrontare la gara, piuttosto che a dover spiegare perché non sono stati coinvolti. Importantissima è la comunicazione, perché le scelte, una volta spiegate, vengono consapevolizzate e condivise, e contribuiscono a creare l´identità del gruppo.

Questo vale anche per i genitori?
Soprattutto per i genitori. Spesso sono loro a proiettare le loro aspettative sui figli. Colgo però l´occasione per far presente che i tecnici allenano un gruppo e non solo il loro figlio e quindi avranno sempre un punto di vista diverso, probabilmente più ampio, rispetto al loro. L´aiuto e la collaborazione dei genitori sono fondamentali, sia per la partecipazione dei ragazzi che per la condivisione di dinamiche personali che possono essere utili a un tecnico. Credo che Giulia e Ombretta, allenatore e dirigente del gruppo, siano state molto brave a impostare un dialogo costruttivo, e a filtrare e gestire eventuali incomprensioni. Per fortuna il contesto di questo gruppo è molto sano ed equilibrato. Alcuni genitori hanno chiesto di avere delle maglie da supporter, la cosa ci ha fatto enormemente piacere, vediamo che la partecipazione è alta anche per quelle manifestazioni non strettamente legate all´attività agonistica. Questi sono segnali importanti.

La partecipazione è legata ai risultati?
Non necessariamente: io credo che la partecipazione sia legata alla sensazione di progettualità e crescita che la società, grazie al tecnico, trasmette. Poi è chiaro che le vittorie possono essere un potente attrattore, ma se non fosse evidente la volontà di mettere la formazione e la crescita dei giocatori al primo posto, la partecipazione non sarebbe così alta. Mi spiego meglio: molte realtà che abbiamo incontrato in campionato, forse per esigenze numeriche, hanno coinvolto un numero limitato di atleti, questo porta dei vantaggi perchè ci sono meno variabili e i giocatori si conoscono di più, noi abbiamo scelto di affrontare i due campionati under 13 come momento formativo convocando sempre il numero più alto possibile di ragazzi. Portando quindi solitamente 8 ragazzi ai concentramenti abbiamo posto l´attenzione ai sistemi di gioco e agli accorgimenti tecnici da adottare.

Una proposta importante e difficile?
Difficilissima e siamo fieri di proporci così. Giulia è straordinaria nella gestione di questi aspetti e i risultati del gruppo lo dimostrano. Per risultati intendiamo sia la capacità della squadra di essere competitiva, ma anche e soprattutto la capacità di insegnare pallavolo a chiunque voglia e desideri imparare questo sport. Uno strumento è quello del coinvolgimento di tutti i ragazzi, da inserire non secondo la logica del "devono giocare tutti", approccio che secondo noi è superato e non costruttivo visto che appiattisce qualità e riduce gli stimoli, ma cercando invece di coinvolgere ogni atleta per valorizzare le sue capacità. E tutto questo in un sistema di gioco che funziona a prescindere da quelli che sono i protagonisti in campo.

Quindi il tecnico ha un ruolo fondamentale?
Un ruolo determinante. Non solo per la gestione del gruppo ma anche per la capacità dell´Associazione di fare reclutamento e programmare il futuro. Non faccio altro che ricevere complimenti per il lavoro che sta svolgendo. Per tre stagioni ho avuto il piacere di averla come secondo allenatore, abbiamo condiviso protocolli, sistemi di gioco, e scelte, e Giulia è oggi una delle colonne portanti dello staff tecnico. Mi ricordo che qualche anno fa andammo a fare il primo ritiro sportivo a Norcia e mi accorsi subito delle sue capacità: nonstante la giovane età mostrava già una forte personalità, e quello che mi colpì fu il suo modo di relazionarsi ai ragazzi con autorevolezza e competenza. Credo che l´esperienza maturata coi salesiani l´abbia aiutata, ma il vero motore del lavoro di Giulia penso che sia la consapevolezza di quanto sia importante lavorare coi giovani e per i giovani. Con questa base di motivazione e valori è stato sufficiente costruire le competenze. Giulia sta completando con successo il percorso universitario in Scienze Motorie, si è iscritta al corso FIPAV di I grado, frequenta gli incontri proposti dai Centri di Qualificazione, quindi quello che viene proposto in palestra non nasce da improvvisazione o imitazione, ma è il frutto di studio e conoscenza. Un altro aspetto che ammiro in Giulia è la sua capacità di organizzarsi, affrontando i vari impegni in modo sturtturato e secondo priorità.

Che consigli dare quindi al tecnico?
Due consigli dettati dall´esperienza. Il primo è di esercitarsi al distacco: facendo da anni il giovanile so che, per quanto noi allenatori possiamo essere bravi e attenti, può capitare che alcuni ragazzi a un certo punto decidano di smettere, cambiare società o semplicemente passino ad un altro allenatore. Avere la capacità di gestire questo distacco è importantissimo, non solo per noi tecnici, ma anche e soprattutto per i ragazzi. Il secondo consiglio è di non limitare le proprie esperienze al settore maschile o a questa fascia d´età. Non perchè non siano adatte a lei, anzi un giorno la immagino a gestire gare importanti nel giovanile maschile, ma per la sua formazione e completarsi.

A proposito di finali, una delle due squadre under 13 è approdata alle fasi regionali.
Si, è una soddisfazione, secondo me avremmo potuto anche aspirare alla final six provinciale perchè il gruppo è competitivo ma ha pagato un po di tensione. Alle fasi regionali giocheremo proprio contro la squadra che ci ha battuto per accedere alla final six. Penso non si possa chiedere di meglio, il bello dello sport è che da sempre un´altra chance.


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